Diete sostenibili: italiani poco consapevoli dell’impatto ambientale dei loro consumi alimentari e delle possibili alternative green
Gli italiani sanno quanto sarebbe opportuno cambiare abitudini alimentari per aiutare il pianeta? E sarebbero davvero propensi a farlo? Quali sono le alternative alla carne che potrebbero accettare e quali, invece, rifiutano?
A queste e ad altre domande ha provato a rispondere un’indagine del CREA, con il suo Centro Alimenti e Nutrizione, pubblicata sulla rivista scientifica “Nutrients” che ha rilevato quanto ne sanno di sostenibilità alimentare i consumatori di casa nostra e se proteine alternative alla carne possano essere raccomandate sotto il profilo nutrizionale a fronte di una radicata diffidenza verso alimenti “diversi”.
Le azioni condotte È stata effettuata un’indagine trasversale su un campione di 815 adulti, rappresentativo della popolazione italiana per area di residenza, genere ed età, nel periodo compreso tra il 22 e il 28 marzo 2022 da SWG Italia. È stato somministrato loro un questionario multi-sezione, precedentemente validato sulla popolazione italiana dallo stesso gruppo di ricerca, diviso in tre sezioni: (i) conoscenza della sostenibilità alimentare (4 domande) – (ii) fonti di proteine alternative alla carne (3 domande); (iii) comportamenti alimentari (5 domande).
Una successiva analisi dei dati ha permesso di identificare nel campione 5 cluster diversi di consumatore italiano che si differenziano in base ai punteggi ottenuti per: l’importanza della carne, la richiesta di regole e la propensione al cambiamento.
Il dato che più di tutti divide i consumatori italiani è proprio l’importanza della carne, con il 27% dei consumatori italiani che ne consuma e che non intende ridurne il consumo mentre il 52% è convinto che la carne sia necessaria per avere una dieta bilanciata. Tuttavia, ben il 90% del campione si ritiene in qualche modo predisposto al cambiamento e chiede interventi più attivi da parte di organi terzi nazionali e/o europei, che non siano però la tassazione dei prodotti non sostenibili o la limitazione nei punti di vendita: azioni, queste, che non vengono percepite come positive.
L’incremento globale della domanda di cibo legato all’aumento mondiale della popolazione avrà costi ambientali e sociali e inevitabili impatti sul consumo di acqua, di suolo e sulle emissioni di gas serra. Tutti aspetti che devono essere considerati nell’elaborazione delle linee guida dietetiche, così come sono necessari ulteriori studi per comprendere le preferenze delle persone verso nuovi alimenti sostenibili.
A questo link l’abstract dell’articolo: https://www.mdpi.com/2072-6643/15/18/3861

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