Al Museo Madre di Napoli ''Detto tra le righe'' di Ninì Sgambati e Paolo Puddu



Prosegue al Museo Madre di Napoli fino al 16 ottobre 2023 ''Detto tra le righe'', a cura di LET_Laboratorio di Esplorazioni Transdisciplinari. In esposizione, tre lavori inediti di Ninì Sgambati  e Paolo Puddu.

La mostra è il secondo appuntamento di Materia di Studios, progetto sviluppato nell’ambito delle attività di LET da Olga Scotto di Vettimo, Mario Francesco Simeone, Brunella Velardi, Alessandra Troncone dedicato all’ampio tema dell’archivio, inteso, in particolare, come studio d’artista, da indagare attraverso il dialogo tra coppie di artisti di diverse generazioni. La rielaborazione derivata dall’incontro viene restituita in una presentazione pubblica nelle sale del museo Madre, attraverso l’esposizione di materiali di documentazione e nuove opere.

In questa occasione, Sgambati e Puddu hanno reinterpretato la definizione stessa dell’archivio, inteso come contesto di interazione tra forze contrastanti e perennemente in atto nei processi di trasmissione della conoscenza e del pensiero. Partendo da posizioni divergenti, come fronteggiandosi dall’una all’altra sponda di un’area circoscritta - un campo di gioco ma anche una zona di combattimento, un ring, un tatami, un dohyō - hanno intessuto un rapporto dialettico, sviluppato attraverso l’immaginario dello scontro e della lotta. Così, agendo per sottrazione e sintesi, sono arrivati alla formalizzazione di due “movimenti” contrapposti e complementari, tanto arcaici, riferiti a cosmogonie e mitologie fondative, quanto dinamici nelle metodologie di ordinamento, comprensione e descrizione del mondo tuttora in essere: lo spingere e il tirare. Luogo già̀ predisposto alla funzione di archivio, il museo si configura, dunque, come spazio favorevole di applicazione / suggestione / espressione/ narrazione di quelle forze già in espansione e contrazione, energie vitali e universali da rilevare e da controllare, da ricondurre a immagine e forma. 

Nelle tre sale del museo sono presentati altrettanti lavori, concepiti per questo progetto, che costituiscono una scrittura minima in stretta connessione, come le tre parti di una frase, di una struttura logica e di significato. 

Soggetto. Sezione rigorosamente delimitata nello spazio ancestrale della rappresentazione occidentale, a partire dalla struttura del tempio greco, la metopa mette in scena il momento originario dell’incontro/scontro tra due entità̀. Recuperate da un’archeologia chimerica o retrofuturista, le forze – rappresentate dalla scansione 3D dei corpi degli artisti che si affrontano nella lotta – trovano un punto di equilibrio, formandosi e riconoscendosi come soggetti dicotomici: l’antico e il nuovo, il passato e il futuro, la cronaca e la memoria, il mito e la storia. 

Verbo. Visivamente caratterizzata da elementi architettonici intorno ai quali le forze si coagulano, lo spazio della Sala delle Colonne è ridisegnato da una moltitudine di tubolari sottoposti a trazione e contrazione che, come linee tracciate con la grafite, elemento primario della rappresentazione, divengono traslitterazione essenziale della fase dello scontro nell’alfabeto del linguaggio visivo. L’entità̀ delle sollecitazioni esercitate sulle pareti della sala del museo è calcolata in tempo reale dai sensori dei dinamometri agganciati in corrispondenza dei punti di contatto. Ma le forze in gioco possono variare di intensità̀ in base a spinte esterne anche lievi, esprimendo la potenzialità̀ di energie in continuo movimento. 

Oggetto. Dopo aver messo in evidenza il riconoscimento dei soggetti e l’espressione delle forze che modellano il nostro mondo, nella terza sala si suggerisce una modalità̀ di accesso alla conoscenza e di superamento dell’esperienza che sfugge al dominio della coscienza e, insieme, si pone come esperienza collettiva. Su tre schermi scorrono in loop le riprese found footage di un UFO, oggetto volante non identificato, con la sua capacità di scivolare tra le leggi della fisica e di sottrarsi a ogni definizione. 


BIO

Attento conoscitore del valore dell’artista nel suo ruolo individuale e collettivo, Ninì Sgambati (Marigliano, Napoli, 1945) ha approfondito le declinazioni produttive e concettuali della prassi creativa, lavorando su riduzione e sintesi formale. Dopo aver esposto nelle gallerie di Lucio Amelio, Franco Toselli e Lia Rumma, ha aderito alla dimensione corale del fare artistico, divenuta metodologia fondativa del suo insegnamento all’Accademia di Belle Arti di Napoli. 


Formatosi tra Napoli e Monaco, Paolo Puddu (Napoli, 1986) investiga aporie e paradossi del reale che assurgono a metafore dell’esistenza, lavorando sulla specificità dei luoghi e suggerendo nuove strategie di rappresentazione declinate in chiave politica e sociale, come nelle opere in collezione al Madre e a Castel Sant’Elmo.





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