In chimica la natura di un legame si può spiegare facilmente osservando le forze interagenti tra le molecole.
Come descrivere invece le importanti energie che uniscono un'organizzazione, impegnata nella tutela del patrimonio artistico e naturale, e un'azienda che produce vino?
Le interazioni, cui ci riferiamo in questo caso, vedono protagonisti FAI e DonnaFugata che ormai collaborano insieme - già da qualche anno - sulla base della condivisione dei valori di sostenibilità e paesaggio.
L'EVENTO
L'occasione per parlare di questo legame è la mostra “Inseguendo DonnaFugata” che - fino al 22 luglio 2018 sarà a Villa Necchi Campiglio, un gioiello dell'arte decò nel centro di Milano.
L'allestimento non è solo strutturato sui disegni e le illustrazioni di Stefano Vitale per le etichette dei vini dell'azienda siciliana e il dipinto del Giardino Pantesco.
Si tratta anche di un un dialogo tra arte, musica, vino e letteratura, che prende forma in un percorso multisensoriale attraverso gli ambienti della Villa e che guida il pubblico, tra colori, profumi e sapori della terra e del mare della Sicilia, dalle pendici dell’Etna fino alle scogliere a picco di Pantelleria, nel cuore del capoluogo lombardo.
Il progetto espositivo, curato da Lorenzo Damiani, ha la struttura di un racconto che, attraverso differenti capitoli e tappe, svela la storia di una famiglia tra aneddoti, protagonisti e piccole grandi storie di vita e di lavoro.
Come in un film corale, i protagonisti si alternano nelle foto di Guido Taroni e nelle video interviste di Virginia Taroni.
![]() |
| Stefano Vitale e Gabriella Rallo phGuidoTaroni |
Si parte da Gabriella e Giacomo Rallo, fondatori di Donnafugata e di questo nome, che deriva dal più siciliano dei romanzi, Il Gattopardo, e che evoca la fuga e il rifugio della regina Maria Carolina di Borbone nelle terre dove oggi sorgono i vigneti: un sogno, tradotto in un progetto d’impresa.
Fin da subito si lega al progetto Stefano Vitale che, ispirato dall’amicizia con Giacomo e Gabriella, diventa interprete appassionato dell’iconico universo simbolico di questa donna-in-fuga, e dei suoi tanti volti.
Arrivano poi José e Antonio – quinta generazione di questa famiglia -, con José che, attraverso la musica jazz, sperimenta modi nuovi per comunicare il vino, e Antonio, winemaker, custode di un fare sartoriale che, con la viticoltura eroica di Pantelleria, raggiunge vette di eccellenza riconosciute in tutto il mondo: sono loro che guidano i nuovi progetti di una vicenda in moto perpetuo e, per questo, sempre da inseguire.
A chiudere la mostra, un tributo al legame che unisce il FAI e Donnafugata: l’ultima illustrazione realizzata da Vitale raffigurante il Giardino Pantesco che nel 2008 Giacomo Rallo ha donato alla Fondazione, simbolo del comune impegno per l’educazione alla bellezza e all’armonia tra l’uomo e la natura.
Il GIARDINO PANTESCO
In effetti, il legame di Donnafugata con il FAI nasce nell’estate del 2005, quando Giuseppe Barbera, docente di colture arboree all’Università di Palermo, stava conducendo un censimento dei giardini tipici dell’isola di Pantelleria, i giardini panteschi, torri in pietra lavica, costruiti a secco, simili a nuraghi. Generalmente sono a pianta circolare e conservano, chiuso da una porta, anche un solo albero di agrumi che per il contadino rappresentava una preziosa “fabbrica delle vitamine”.
Parlandone così con Marco Magnifico, vicepresidente esecutivo del FAI – Fondo Ambiente Italiano, Barbera suscitò in lui il desiderio che un giardino pantesco fosse donato al FAI.
Fu così che Barbera propose l’idea al fondatore di Donnafugata, l’amico Giacomo Rallo, il quale ne colse con entusiasmo il valore; la donazione di un giardino pantesco al FAI, infatti, poteva costituire una grande opportunità per la conoscenza di questa antica architettura agraria autosufficiente dal punto di vista idrico, che ci ricorda un messaggio di estrema attualità: l’acqua è una risorsa scarsa, vitale e preziosa.
Donnafugata decise allora di restaurare un giardino incastonato tra i vigneti aziendali, e di farne poi nel 2008 donazione al FAI. Il “Giardino Pantesco Donnafugata” è quindi una struttura - alta 4 metri, con un diametro di 11 metri che racchiude un arancio secolare dell’antica varietà Portogallo - donata per far conoscere questo “simbolo del rapporto sacro tra l’uomo e la natura.
L’efficienza del giardino pantesco è spiegata proprio da Giuseppe Barbera: “il muro protegge la pianta dal vento, e crea un ombreggiamento che riduce l’evaporazione dell’umidità dal suolo e la traspirazione della pianta. Molto importante è anche la condensazione notturna della rugiada che contribuisce a soddisfare il fabbisogno idrico dell’albero.”
Sulla scarsità di acqua, sulle minacce dei cambiamenti climatici e dei processi di desertificazione in porzioni sempre più ampie del pianeta, che il giardino pantesco invita tutti a riflettere.
Il giardino pantesco ricorda anche che Pantelleria – più che di pescatori – è un’isola di contadini e i giardini sono i testimoni di quella stessa sapienza che anima la viticoltura ancora oggi attiva su circa 400 ettari dell’isola e che ne rappresenta la principale fonte di sostentamento: una tradizione che si è guadagnata il riconoscimento di Patrimonio dell’umanità Unesco per la coltivazione della vite di Zibibbo ad alberello, il cui frutto più pregiato è il Passito di Pantelleria.
INFO
VILLA NECCHI CAMPIGLIO, Via Mozart 14 – Milano
16 maggio – 22 luglio 2018
Orari: da mercoledì a domenica dalle ore 10 alle 18.
Ingresso con visita alla villa: Intero: € 12; Ridotto (Ragazzi 4-14 anni): € 4; Iscritti FAI: gratis




Commenti
Posta un commento