Al Museo Madre di Napoli la mostra ''Santa do pau oco'', a cura di Gabriella Rebello Kolandra



Si è inaugurata, al museo Madre di Napoli, Santa do pau oco, la mostra cura di Gabriella Rebello Kolandra, che è il progetto vincitore della prima edizione del premio Meridiana, curato da Mario Francesco Simeone e promosso dalla Fondazione Donnaregina per le Arti Contemporanee – museo Madre e dagli Amici del Madre, con il supporto di Antony Morato e Fondazione Tridama

La mostra, visitabile fino al 6 aprile 2026, riunisce le ricerche delle artiste Clarissa BaldassarriMaria Luce Cacciaguerra e Anna Maria Maiolino, aprendo un dialogo intergenerazionale e transnazionale, in linea con la finalità del Premio. Scandita da opere storiche e inedite, realizzate appositamente per l’occasione, Santa do pau oco si articola attraverso installazioni, proiezioni, interventi scultorei e sonori, componendo un percorso che indaga ciò che si muove sotto la superficie del visibile.

Santa do pau oco, che è il  titolo della mostra, riprende un’espressione del linguaggio comune brasiliano - “Santo do pau oco”, letteralmente “Santo di legno cavo” in italiano -, risalente al periodo di estrattivismo coloniale portoghese nel Paese e riferita alle statue di santi cattolici utilizzate per nascondere l’oro di contrabbando. Nell’uso popolare, il termine descrive qualcuno che appare in un modo ma cela un’altra natura. A partire da questa ambivalenza, il progetto espositivo, pensato appositamente per il museo Madre, riunisce tre artiste di generazioni diverse, Clarissa Baldassarri (Civitanova, 1994), Maria Luce Cacciaguerra (Palermo, 1997) e Anna Maria Maiolino (Scalea, 1942) che sono legate da un interesse comune per le soglie percettive e per il linguaggio. 
Le tre artiste indagano, ciascuna a proprio modo, territori liminali. Se Baldassarri esplora il limite attraverso la trascendenza sensoriale e spirituale, e Cacciaguerra lo attraversa poeticamente come territorio di possibilità, Anna Maria Maiolino lo abita come luogo di resistenza.

Emigrata in Brasile da adolescente, attiva a partire dagli anni Sessanta e formatasi nel contesto repressivo della dittatura militare, Maiolino ha costruito una pratica artistica capace di affermare una presenza politica femminile all’interno di un sistema che ne negava l’esistenza. Nelle sue opere il gesto creativo è inseparabile da quello distruttivo, ogni forma nasce da una tensione tra opposti. L’interesse speculativo di Cacciaguerra proviene dalla poesia concreta e ne prosegue i principi in una ricerca contemporanea che qui, per la prima volta, assume una dimensione fisica, mettendo in relazione storia dell’arte, letteratura e un ampio archivio personale. Baldassarri si concentra sul limite percettivo e sensoriale in relazione alla transitorietà del corpo e al tempo, attraverso una pratica di matrice spirituale che si esprime soprattutto in progetti site-specific tra installazione, video, scultura e performance.

In mostra emerge una riflessione trasversale sulla vita e sulla morte, intese non come opposti ma come forze compresenti. Le tre artiste, di generazioni diverse, si muovono tra mezzi affini nella volontà di interrogare le strutture profonde del linguaggio. Santa do pau oco si inserisce nell’ambito del Premio Meridiana, curato da Mario Francesco Simeone e promosso dalla Fondazione Donnaregina – museo Madre e dagli Amici del Madre, dedicato al sostegno della ricerca curatoriale e della scena artistica emergente del Sud Italia. La mostra dialoga con il tema della prima edizione del Premio, Ogni cosa è tutte le cose, ispirato a Conversazione in Sicilia di Elio Vittorini.


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