L'ultima settimana di febbraio del 2018 sarà ricordata come la più fredda per l'Italia degli ultimi trent'anni.
Dopo "Burian" è arrivato "Big Snow"; due eventi atmosferici che hanno portato freddo siberiano in tutta la penisola generando gravi disagi.
Ad essere particolarmente colpito è il comparto agricolo, dove si contano già i danni.
Secondo la Coldiretti si potrebbe arrivare ad un conto finale di oltre 300 milioni di euro: questa previsione si rifa al bilancio relativo all'ultima ondata di gelo del 2012 .
Le prime considerazioni della Confederazione tengono presente i danni diretti per le coltivazioni distrutte, che si sommano a quelli indiretti provocati dal blocco della circolazione che ostacola le consegne con il prolungarsi di condizioni proibitive.
Come sottolineato dalla Coldiretti, nelle campagne con le temperature sotto lo zero si registrano da Nord a Sud danni agli ortaggi invernali come cavoli, verze, cicorie e broccoli mentre il tepore quasi primaverile delle scorse settimane ha provocato un risveglio vegetativo delle piante da frutto, dalle albicocche ai ciliegi, dalle pesche alle pere che in alcune zone sono già con le gemme gonfie particolarmente sensibili al freddo.
Per quanto riguarda la Campania, sempre la Coldiretti spiega "sono stati pesantemente colpiti frutteti e serre, dalle pesche alle albicocche, dalle susine alle ciliegie con una strage di verdure nei campi dai piselli alle fave, dalle patate ai meloni, oltre a lattughe, finocchi e fragole".
A far paura comunque in tutta Italia è il protrarsi del gelo sui campi.
"La sopportazione media delle piante al freddo va in via molto indicativa – afferma la Coldiretti - da –3 a –5 per gli agrumi, da -10 a -12 per kiwi e l’ulivo, da -16 a -18 per la vite, da –18 a -22 per ciliegio, albicocco e mandorlo, da -22 a-25 per pero e melo".
"Una preoccupazione che – continua la Coldiretti – riguarda i vigneti se le temperature minime dovessero scendere per lungo tempo su valori estremamente bassi. I danni alle piante, che potranno però essere verificati definitivamente solo nei prossimi giorni, sono destinati a compromettere le produzioni nel tempo poiché – continua la Coldiretti – occorrono anni prima che prima che si possa sostituire la pianta e che quella nuova inizi a produrre.

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