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La dama e l'unicorno, opera di Luca Longhi. È stato ipotizzato sia un ritratto di Giulia Farnese. |
di Milena Borsacchi)---La storia non è sempre quella che si scrive nei palazzi. E quella di Giulia Farnese, di cui oggi scorriamo le linee ed i solchi lasciati a testimonianza del suo vissuto più o meno conosciuto, non è solo espressione del potere romano e delle trame dello Stato Pontificio. Quello di cui vorremmo trattare è il racconto di una deviazione dal suo corso. Di una fuga dal furore del potere al silenzio di una città provincia. Quel momento, per Giulia coincide con l’inizio del XVI secolo. Un cambiamento sostanziale per una donna come lei, che tutti vezzeggiavano appellandola come Giulia la Bella, corteggiata, dipinta e a lungo al centro dell’equilibrio politico del Rinascimento come favorita di Papa Alessandro VI Borgia.
Proprio lei ad un certo punto, a causa degli eventi contrari, scelse di trascorrere gli ultimi vent’anni della sua vita lontano dai riflettori della corte papale. E tra i luoghi che la videro in questo di tempo, ce ne fu uno che divenne spazio di espressione della sua personalità. Non fu una fastosa capitale, ma Carbognano, un piccolo scrigno di pietra vulcanica adagiato sulle pendici orientali dei Monti Cimini.
Il Castello come Rifugio e Rinascita
Arrivando a Carbognano, lo sguardo viene immediatamente catturato dal profilo imponente del Castello Farnese. È qui che Giulia si stabilì, trasformando una rocca prettamente militare in una dimora signorile, elegante e viva. Per la nobildonna (sorella di quel Alessandro Farnese che sarebbe diventato Papa Paolo III), Carbognano non fu un esilio dorato, ma una scelta di autodeterminazione. In queste stanze Giulia governò il feudo con fermezza e lungimiranza, dimostrando doti di amministratrice eccezionali e lasciando un’impronta indelebile nel tessuto urbano e sociale del paese. Quando Giulia ne assunse la reggenza, secondo le fonti storiche, era un piccolo centro che, annientato dalle pestilenze, era ridotto a soli 25 abitanti. Grazie al suo governo, arrivò ad ospitarne circa 2mila. Lo riqualificò e valorizzò, facendone il fulcro della vita culturale dell’epoca. Il centro divenne luogo di transito di molte personalità di spicco del periodo.
A differenza di altre rocche edificate o ristrutturate dai Farnese, il palazzo di Carbognano, nonostante la sua imponenza, non domina il borgo da una posizione sopraelevata, come avviene invece nella vicina Caprarola. La Rocca invece risale ai primi decenni del ‘200. Dopo la ristrutturazione, avvenuta intorno al ‘500, divenne il perno intorno a cui il borgo è nato e si è sviluppato a livello urbani.
La esistenza del castello è provata già dal 1254, quando in un documento dell’epoca viene confermata la sua fedeltà a Viterbo.
Fu poi, a partire dal XIV secolo, che il Castello divenne insediamento dei Prefetti Di Vico e fu poi ceduto a Everso II di Anguillara, nel 1432. Nel 1454 subentrò la Camera Apostolica che lo conservò fino al 1494, quando papa Alessandro VI Borgia lo affidò a Orsino Orsini, marito di Giulia Farnese. Dal 1570 passò prima agli Sciarra e, infine, ai Colonna fino al 1870.
Per volere di Giulia quindi l’antica rocca medievale fu ristrutturata e trasformata in residenza risnascimentale, che conteneva strutture molto moderne per l’epoca, come un bagno che disponeva acqua corrente, anche riscaldata. Giulia stessa scelse dell’intero ciclo di affreschi che può ancora essere ammirato nelle stanze. Il castello custodisce così idealmente il segreto di anni importanti per l'intelligente e ambiziosa Farnese; quelli che hanno segnato il suo passaggio da donna "oggetto" delle dinamiche di potere romane a "soggetto" regnante e amato dalla propria comunità.
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| Chiesa di Santa Maria della Concezione |
Un Viaggio nel Borgo: Cosa Scoprire a Carbognano
Per chi si occupa di valorizzazione del territorio, Carbognano offre un palinsesto di attrazioni che meritano di essere raccontate. Il paese si sviluppa come un labirinto di vicoli che profumano di legna e storia, circondato da un abbraccio verde di noccioleti e castagneti che si spingono fino alla vicina Riserva Naturale del Lago di Vico.
Passeggiando per il centro storico, l'eredità di Giulia e delle epoche successive si rivela a ogni angolo. Vediamo la Chiesa di Santa Maria della Concezione, che fu proprio Giulia Farnese a volerla edificare nel 1522. Questa struttura sconsacrata è un piccolo gioiello d'arte che custodisce preziosi affreschi absidali, testimonianza del fermento culturale che la nobildonna seppe portare nel borgo.
Poi la Chiesa di San Filippo Neri, che gode di un vero e proprio primato spirituale e storico. Carbognano vanta infatti la prima chiesa al mondo eretta in onore di questo Santo, un dettaglio che attrae turismo religioso e appassionati di storia ecclesiastica.
E anche il Duomo di San Pietro Apostolo, con la sua facciata monumentale scandita da un pronao a quattro colonne, custodisce un prezioso organo barocco del Settecento e la statua di Sant'Eutizio, patrono del paese.
Il Valore del Marketing Territoriale: L'Autenticità della Tuscia
Oggi questo borgo della Tuscia viterbese non è solo un frammento intatto di Medioevo, ma rappresenta un caso di studio straordinario per il marketing territoriale: un luogo in cui la narrazione storica e la bellezza paesaggistica si fondono, offrendo al viaggiatore contemporaneo un’esperienza di autentico slow tourism.
Ecco percchè è fondamentale continuare raccontare le storie come quella di Giulia Farnese e di Carbognano. Attraversando il territorio è percepibile ancora con grande intensità quel valore che i viaggiatori moderni cercano disperatamente: l'autenticità. Non si tratta di un borgo-museo artificiale, ma di una comunità viva, dove i ritmi sono ancora scanditi dalle stagioni della raccolta delle nocciole e dove le storie del passato si intrecciano con la vita quotidiana della piazza.
Promuovere Carbognano attraverso la figura di Giulia Farnese significa fare storytelling culturale nel senso più nobile: legare un territorio a una narrazione potente, trasformando una semplice visita in un viaggio emotivo sulle tracce di una delle donne più affascinanti del Rinascimento italiano.
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